Affitti concordati, dal decreto crescita un chiarimento atteso da 20 anni

Novità importanti per gli affitti a canone concordato. Il decreto crescita ha stabilito che, in assenza di comunicazione di rinuncia al rinnovo, il contratto di locazione agevolato (3 anni + 2) si rinnova “tacitamente, a ciascuna scadenza, per un ulteriore biennio”.

Si tratta di un chiarimento normativo atteso da venti anni. La legge 28 giugno 2019, n. 58 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi” interviene infatti modificare la legge 9 dicembre 1998, n. 431, prevedendo l’inserimento di un “Art. 19-bis. – (Norma di interpretazione autentica in materia di rinnovo dei contratti di locazione a canone agevolato) – 1. Il quarto periodo del comma 5 dell’articolo 2 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, si interpreta nel senso che, in mancanza della comunicazione ivi prevista, il contratto è rinnovato tacitamente, a ciascuna scadenza, per un ulteriore biennio”.

Fino ad oggi, a causa dell’ambiguità della norma del 1998, l’interpretazione della legge era complicata. Il testo di riferimento, infatti, al comma 5 prevedeva, da un lato, che alla scadenza del periodo di prova biennale ciascuna delle parti avesse diritto ad attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o a rinunciare al rinnovo, inviando una raccomandata almeno 6 mesi prima della scadenza del contratto, e, dall’altro, aggiungeva che “in mancanza della comunicazione il contratto si rinnova alle medesime condizioni”. Di qui la confusione e la conseguente spaccatura nella giurisprudenza.

Il decreto crescita ha posto fine a ogni incertezza, inserendo nella legge del ’98 un articolo che si pone come “norma di interpretazione autentica in materia di rinnovo dei contratti di locazione a canone agevolato”. E chiarisce che, in caso di rinuncia esplicita al rinnovo, il contratto si rinnovi automaticamente per altri due anni.

Possono così tirare un sospiro di sollievo coloro che grazie all’affitto a canone concordato riescono a beneficiare di un trattamento fiscale conveniente, usufruendo della cedolare secca che prevede un’aliquota del 10% contro quella del 21 % del canone di mercato (4 anni + 4).